La
leggenda.
La
nascita di Proceno risale presumibilmente al periodo etrusco, a cui rimanda
anche la leggenda che narra la sua fondazione. La tradizione attribuisce la
creazione del nostro centro al lucumone di Chiusi, Porsenna, che durante una
battuta di caccia in un bosco circondato da fiumi decise di trascorrere la notte
in quel luogo per riprendere l’indomani la strada per Chiusi, capitale del suo
regno. La zona era infestata da ferocissimi cinghiali che spesso effettuavano
improvvise sortite verso le zone di pianura per depredare i campi e le
coltivazioni. Porsenna si trovava seduto in meditazione quando un improvviso
rovinar di rami lo fece trasalire. Un cinghiale enorme stava giungendogli
addosso caricando, ma Porsenna riuscì con la sua spada a uccidere l’animale
salvando così la vita. Egli attribuì la sua salvezza alla Dea Uni a cui era
molto devoto e in segno di riconoscenza fece incidere una stele e ordinò ai
suoi architetti di costruire una città con tre porte che prendesse il suo nome.
La stele, della quale però non vi sono tracce, fu posta molto probabilmente in
cima al poggio che nel corso dei secoli sarà luogo di altri importanti
avvenimenti. Molte centinaia di anni dopo Sant’Agnese Segni da Montepulciano
compì uno dei suoi miracoli che la rendono ancora oggi un’amata patrona a cui
la popolazione rimane devota e legatissima.
...Dalla
leggenda alla storia.
Passando
dalla legenda alla storia abbiamo una testimonianza che colloca il nostro centro
nel periodo etrusco di cui sono stati ritrovati dei reperti archeologici. Per
alcuni secoli non si hanno altre testimonianze riguardanti il borgo, ma come
capitato altrove c’è la possibilità che Proceno sia stato abbandonato per
tornare poi a rivivere diversi secoli dopo. Poco prima dell’anno mille abbiamo
delle tracce della nascita del castrum ( castello o più propriamente luogo
fortificato) con lo scopo di proteggere i propri abitanti dalle continue
invasioni di quel periodo. Assoggettato alla potenza orvietana nel 976 fu
nuovamente fortificato da papa Gregorio V nel 997 quando molto probabilmente fu
edificata anche la “Rocca”. Nel 1083 fu investito e distrutto dalle truppe
imperiali al seguito di Enrico IV e fu ricostruito nel 1097 grazie all’opera
dei conti Bovacciani di Chiusi.
Agli
inizi del XII secolo Proceno fu sotto la signoria di Bernardino ed Ildebrandino
de Calmanaire che tra il 1158 ed il 1159 cedettero prima una metà e poi
l’altra al papa Adriano IV. Durante i conflitti tra guelfi e ghibellini
Proceno rimase sotto il dominio di Guglielmo del Nero già tiranno di
Acquapendente, schierandosi con la fazione guelfa fino a che fu occupato dai
fuoriusciti ghibellini orvietani che, per poter rientrare nella loro città
chiesero aiuto agli imperiali che a loro volta sotto il comando del figlio
dell’imperatore Federico Barbarossa, il futuro Enrico VI, assediarono Orvieto.
I ghibellini liberarono Proceno soltanto quando un accordo tra Enrico IV e
Napoleone Orsini come legato papale, consentì loro di poter rientrare in
Orvieto. Proceno tornò ancora sotto il dominio degli imperiali con Ottone IV
nel 1210 dove fu messo a capo un maresciallo tedesco ma ritornò di nuovo sotto
la S. Sede nel 1221 quando papa Onorio III stabili che fosse governato da
fiorentino Mosca. Nel 1243 papa Innocenzo IV cedeva le rendite di Proceno a
Giovanni Ugolino della Grega di Orvieto ma sembra che costui non ne godette mai
poiché il territorio di Proceno fu almeno fino al 1249, dominio degli imperiali
di Federico II. Per potersi liberare dal dominio viterbese, nel 1251 Proceno fa
un atto volontario di sottomissione ad Orvieto, e da questo momento la santa
sede riuscirà a recuperarlo senza intermediari solo nella seconda meta del XIV
secolo. Proceno passò sotto i senesi durante lo scisma d’occidente ed entrò
quindi prima a far parte del patrimonio dell’antipapa Clemente VII nel 1394 e
poi di Giovanni XXIII che lo cedette agli Orsini. Successori degli Orsini furono
gli Sforza che ne acquistarono la signoria intorno all’anno 1433, e Francesco
Sforza ne fu investito ufficialmente nel 1434. Proceno però tornò molto presto
e per l’ennesima volta alla Santa Sede quando Francesco Sforza si trasferì
nelle Marche nel settembre 1433. Tuttavia duemila fanti agli ordini di Castel S.
Angelo non ebbero vita facile nell’espugnare la dura resistenza del castellano
di Proceno Bernardo d’Utri che ial comando di trecento uomini riuscì a tenere
testa per diversi mesi all’attacco fino a che non capitolò solo per fame il 5
febbraio del 1444. Terminato il lungo tunnel del medioevo Proceno passa sotto il
controllo degli Sforza e in particolare di Guido Ascanio che ne ottiene il
governo a vita. Dalla famiglia Sforza si passa a quella dei Mozzanti e infine ai
Selvi prima di tornare per l’ultima volta sotto il dominio dello stato
pontificio per restarci fino all’unità d' Italia.
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